La nota azienda britannica Virgin è finita alla ribalta della cronaca per aver annunciato il varo di un nuovo e rivoluzionario modello organizzativo: orario di lavoro libero e vacanze senza limiti. Per il fondatore della società, Richard Branson, non sono importati le ore che i suoi dipendenti passano sul luogo del lavoro ma i risultati e gli obiettivi raggiunti. La Virgin ha deciso di convertirsi integralmente allo smart working ovvero al lavoro intelligente.

Il fenomeno a quanto pare è in rapida crescita e viene studiato attentamente anche in Italia, abbiamo voluto approfondire  meglio l’argomento per  capire quali sono i reali vantaggi per le aziende e per i dipendenti.

Ormai il termine smart si applica ovunque, anche al lavoro. Di cosa si tratta?

Di un nuovo modello organizzativo che concede ai dipendenti massima autonomia e flessibilità nella scelta degli orari e del luogo di lavoro, al quale necessariamente si accompagna un forte focus sugli obiettivi e sui risultati raggiunti.

La prima considerazione che viene in mente è che una organizzazione di questo tipo è applicabile solo in un numero limitato di contesti lavorativi.

Questo non è vero in quanto non esiste uno schema unico di smart working. Ogni settore può adottare proprie forme di flessibilità. Naturalmente alcuni settori come i professionisti dei servizi avanzati sono avvantaggiati ma innovazioni importanti possono essere introdotte anche nei lavori operativi del settore manifatturiero che necessitano di una presenza fisica nel sito produttivo.

Facciamo qualche esempio concreto.

Lo stabilimento emiliano di Tetra Pak  lo scorso anno è stata premiato come azienda smart working italiana. Tetra Pak ha applicato la flessibilità oraria anche agli operai. Sono state abolite le timbrature e grazie all’organizzazione del lavoro in squadre, i lavoratori possono decidere in quale fascia oraria lavorare fermo restando ovviamente il principio che deve essere garantita la copertura della produzione.

A questa maggiore autonomia dei lavoratori si accompagna anche un appiattimento dell’organizzazione, le logiche gerarchiche continuano ad esistere ma sicuramente cambia il rapporto tra responsabili e collaboratori dato che si dà molto più peso alla responsabilità e alla fiducia.

I capi devono cioè fidarsi maggiormente del fatto che le persone svolgono bene il loro lavoro anche se godono di maggiore autonomia e flessibilità.

MA certo non sono tutte rose e fiori, qual’è l’atra faccia della medaglia.

L’annuncio di Virgin sulla libertà assoluta in fatto di orari e ferie non è stato però accolto con entusiasmo da tutti. Secondo alcuni esperti questo approccio potrebbe essere un boomerang per i dipendenti che alla fine lavoreranno più di prima.

L’enfasi sulla responsabilizzazione e sul raggiungimento degli obiettivi può sicuramente portare le persone a diventare work alcoholist ovvero può portare ad un abuso di lavoro che non è produttivo né per il lavoratore né per l’azienda, perché chiaramente la qualità del lavoro fatto da una persona stressata è più bassa. Questo è l’altro lato della medaglia dello smart working.

Come evitare di cadere in questa trappola?

Passare allo smart working richiede anche un cambiamento culturale e degli stili manageriali.

Le aziende più avanti nell’adozione di questo nuovo modello organizzativo hanno già incominciato ad affrontare il problema orientando i lavoratori verso una gestione equilibrata del proprio tempo, ovvero verso un migliore worklife balance.

In Italia  la diffusione dello smart working rispetto agli altri paesi, è a livelli ancora bassissimi.

Secondo le classifiche esistenti relative alla flessibilità oraria e al telelavoro l’Italia è molto indietro

Questo ritardo In primo luogo è dovuto alla composizione del tessuto produttivo italiano fatto di tante piccole imprese meno inclini all’innovazione rispetto alle realtà di grandi dimensioni.

In secondo luogo incide la cultura latina che assegna più importanza al contatto fisico rispetto a quella nord europea.

Infine vediamo l’elemento più tangibile dello smart working cioè l’impatto sulla produttività delle aziende.

Secondo alcuni studi emerge che può crescere anche del 20%. Dare ai dipendenti la possibilità di scegliere dove svolgere o quando iniziare l’attività lavorativa riduce i livelli di stress e di conseguenza migliora l’efficienza e la qualità del lavoro svolto. Per le aziende ci sono poi anche benefici derivanti dalla riduzione di alcuni costi come quelli logistici.

Lo smart working è a tutti gli effetti una importante variabile di competitività su cui le aziende possono fare leva, sapendo gestire al meglio  i fattori ed elementi sopra descritti.

Dott. Romolo Nicolai

 

 

 

Fonte : http://direttoreamministrativotemporaneo.blogspot.it/